Perché in Italia si lavora di più ma si produce di meno
Il mito del presenzialismo logora i lavoratori e frena l’economia soprattutto al Sud. Dati OCSE e i test su settimana corta confermano: stare seduti alla scrivania non equivale a generare valore
Esiste un’illusione ottica che domina il mercato del lavoro italiano: l’idea che il valore di un professionista sia direttamente proporzionale alle ore passate davanti a un monitor o inchiodato a una sedia. Si tratta di un dogma culturale duro a morire, che confonde il presenzialismo con l’efficienza e trasforma la discussione sulla settimana corta in un tabù. I dati, tuttavia, scattano una fotografia radicalmente diversa, portando alla luce un paradosso: siamo tra i cittadini occidentali che investono più tempo in ufficio, ma siamo anche agli ultimi posti per produttività.
A parità di tempo speso lavorando, un cittadino italiano produce molto meno rispetto a un collega francese, tedesco o americano. Per trasformare questa tesi in un fatto inconfutabile, basta analizzare le statistiche ufficiali dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sul rapporto tra le ore annue lavorate e il PIL generato per singola ora (espresso in dollari a parità di potere d’acquist…




