L’illusione del “low cost”: perché i piccoli reattori rischiano di costarci una fortuna
Dai 20 milioni all'anno previsti dalla Legge Delega sul ritorno al nucleare approvata dalla Camera ai costi quadruplicati negli USA, tra marketing e scorie “sconosciute”
di Erasmo Venosi
Fisico, già vice presidente della Commissione AIA del Ministero dell’Ambiente, componente del gruppo scientifico Energia e Clima del Parlamento Europeo e consulente di ClientEarth per la Centrale Federico II di Brindisi
La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di Legge Delega al Governo sull’energia nucleare. Il testo dovrà ottenere anche l’ok anche dal Senato. Successivamente il governo dovrà adottare, entro dodici mesi, i decreti legislativi. La dotazione finanziaria è di 20 milioni l’anno per il 2027, 2028 e 2029 che si sommano ai 7,5 milioni di euro per la campagna di informazione.
Tra i 15 e i 20 nuovi reattori entro il 2050
Riteniamo che sia doveroso e necessario fare chiarezza. Innanzitutto “di quanto nucleare” si sta parlando? Il target è di 400 mila chilowatt elettrici al 2035 coperto da un SMR (Small Modular Reactor). Si tratta di un reattore modulare di piccola taglia derivate dagli attuali reattori raffreddati ad acqua leggera. Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima prevede come obiettivo 6,7 milioni di chilowatt elettrici tra il 2035 e il 2050: praticamente dai 15 ai 20 nuovi reattori. Oltre agli SMR è prevista anche un’altra famiglia di reattori, gli Advanced Modular Reactors (AMR), che sono sperimentali di quarta generazione.
Quelli dati in costruzione attualmente nel mondo sono 74 e di questi solo tre sono operativi: uno in Russia e due in Cina
Una domanda sorge d’obbligo: essendo così innovativi non presentano alcun problema gli SMR? L’unica novità tecnologica è rappresentata dal combustibile che può essere uranio ad alto arricchimento, il MOX (un misto di uranio e plutonio prodotto come scarto dal reattore), il TRISO (combustibile formato da sfere contenenti uranio, con una copertura di carbonio) e infine i sali fusi (formato da materiale fossile disciolto in forma di sali fusi). Altra novità riguarda l’assenza del moderatore, perché utilizzano neutroni veloci per stimolare la fissione nucleare.
Il problema delle scorie e i combustibili “sconosciuti”
Tutto bene dunque con zero problemi? Non proprio. Sotto queste prospettive e ben distinguibile dal marketing realizzato da molti fornitori di reattori c’è il problema di come i rifiuti radioattivi prodotti da questi saranno smaltiti.
Tutti i reattori a fissione generano scorie pericolose e con tempi di riduzione della radioattività che variano da centinaia a migliaia di anni (esito comune anche per i reattori che usano scorie come combustibile).
Un altro problema rappresentato per i nuovi reattori modulari avanzati è che anche i combustibili che utilizzano sono spesso nuovi, il che significa che i rifiuti di combustibile esaurito sono poco compresi, in alcuni casi completamente sconosciuti, perché nessuno è mai stato disponibile per la ricerca, e quindi le soluzioni per gestirli in sicurezza a lungo termine devono ancora essere sviluppate (IAEA 2019).
Negli Stati Uniti il primo “fallimento” di un SMR
NuScale è una start-up americana che progetta un reattore modulare di taglia molto ridotta (44 MWe). Nel 2013 il progetto è stato scelto dal Dipartimento dell’Energia (DoE) e ha ricevuto un cofinanziamento di 226 milioni di dollari per il suo sviluppo. Le azioni valevano 14,87 dollari e poi sono crollate a 2,23, anche a causa del costo complessivo del progetto passato da 5,3 miliardi di dollari a 9,3 miliardi di dollari. La motivazione vera è che il nucleare smart confligge con le economie di scala.
Il costo overnight (al netto degli oneri finanziari) da 7000 dollari per KW elettrico è passato a 11 mila nel 2020 e a 20 mila nel 2023, con l’investimento complessivo quasi raddoppiato e il costo di produzione di un chilowattora da 58 a 89 dollari per 1000 chilowattora.
Svilupperemo dettagliatamente nei prossimi articoli la questione nucleare, il funzionamento dei nuovi reattori, la fusione sia nel modello di plasma confinato con campi magnetici sia in quello inerziale utilizzando fasci laser estremamente energetici e intensi. Tratteremo le tipologie di finanziamento e la questione dei costi applicando la metodologia LCA (Life Cycle Assessment). Quest’ultima consente di valutare i danni alla salute umana, agli ecosistemi, alle specie animali e alle risorse ambientali lungo l’intero ciclo di vita dell’impianto.




