Monumenti e paesaggi non sono sufficienti a determinare la crescita economica di un Paese. Possono rappresentare un valore aggiunto ma solo se riescono a creare valore in termini di lavoro e, quindi, ridistribuzione delle ricchezze. Lo dicono i freddi numeri del PIL che solo in parte minoritaria sono determinati dal turismo e dalla cultura. A smontare questo equivoco in cui in molti cadono mettendo in contrapposizione la crescita industriale a quella turistica, con rigore numerico, ci hanno pensato le rilevazioni del rapporto “Io sono cultura 2026”, lo studio annuale elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere insieme al Centro Studi Tagliacarne.
La trappola del patrimonio culturale senza industria: cosa dice davvero il report "Io sono cultura" sul Sud
Il Mezzogiorno è ricco di capitale storico e creativo ma incapace di trasformare il turismo in imprese stabili e occupazione qualificata. Il divario con il Nord non è nell'offerta ma nella filiera




