Sono passati decenni dal primo annuncio di quelle anomalie sperimentali note come "fusione fredda", oggi classificate come LENR (Low Energy Nuclear Reactions), ovvero Reazioni Nucleari a Bassa Energia. Il 23 marzo 1989 Martin Fleischmann, chimico inglese di fama internazionale, insieme al suo assistente Stanley Pons, annuncia di aver prodotto una reazione di fusione nucleare a temperatura ambiente. La reazione della maggioranza della comunità scientifica fu immediata e durissima, anche alla luce dei grandi investimenti già destinati alla fusione "calda" (termonucleare).
I due chimici pubblicarono il loro articolo sul Journal of Electroanalytical Chemistry, sostenendo che una notevole quantità di energia, non imputabile a reazioni chimiche, si liberava tramite una semplice elettrolisi di acqua pesante con elettrodi di palladio e platino. Secondo Fleischmann e Pons, il deuterio veniva assorbito nel reticolo cristallino del palladio a densità tali da consentire la fusione dei nuclei senza costi astronomici o temperature stellari. Nel mondo accademico tradizionale, l'annuncio fu subito ostracizzato.
L'interesse militare e l'esperimento Arata
Mentre l'accademia rifiutava l'ipotesi, il settore militare e centri di ricerca internazionali proseguirono le indagini. Nel 2002 un laboratorio di ricerca della Marina Militare a San Diego pubblica uno studio su un evento nucleare a temperatura ambiente con guadagno energetico. Parallelamente, il fisico giapponese Yoshiaki Arata presenta importanti risultati relativi alla Solid State Plasma Fusion.
Nel 2008, presso l’Università di Osaka, il professor Arata tenne una dimostrazione pubblica di fronte a 60 scienziati. Facendo diffondere deuterio gassoso su una matrice nanometrica di palladio e ossido di zirconio alla pressione di 50 atmosfere, si genera un calore costante che aziona un motore termico. L'esperimento registra una produzione di circa 100.000 Joule e la presenza di elio-4, firma inequivocabile dell'avvenuta fusione. Nonostante i risultati, l'attacco mediatico e accademico rimase violento: la disciplina venne bollata come "scienza patologica", "fiasco" o "frode". In seguito emerse persino che alcune analisi contrarie, come quelle condotte al MIT, presentavano grafici manomessi, fatto che porta alle dimissioni del responsabile della comunicazione scientifica dell'istituto.
Un sistema ostile e la ricerca di una nuova legittimazione
La denigrazione verso questi studi fu favorita da un sistema mediatico poco informato e legato agli interessi delle fonti energetiche tradizionali.
Come ricordava il fisico teorico Giuliano Preparata (docente a Princeton, Harvard e ricercatore al CERN), la ricerca scientifica moderna è condizionata da logiche socio-economiche che ostacolano le scoperte sgradite ai grandi centri di potere. Per evitare l'ostracismo e le difficoltà di pubblicazione sulle riviste mainstream, i ricercatori hanno progressivamente sostituito la formula "fusione fredda" con acronimi più rigorosi come LENR, CANR, LANR o CMNS (Condensed Matter Nuclear Science).
Nonostante le barriere economiche e reputazionali, la ricerca è proseguita a livello internazionale con il contributo di istituzioni come l'italiana ENEA e laboratori in USA, Cina, India, Russia, Francia e Giappone. Studi condotti da enti come lo SRI americano e l'IMRA giapponese hanno chiarito che il fenomeno richiede il superamento di una soglia minima di concentrazione di deuterio nel palladio. Nel 2021, a seguito di un articolo comparso su Nature nel 2019, gli scienziati del Naval Surface Warfare Center statunitense hanno avviato un nuovo studio coordinato coinvolgendo Marina, Esercito e NIST.
La rinascita contemporanea: tra finanziamenti e startup
Negli ultimi anni la ricerca sulle LENR sta vivendo una vera e propria rinascita. Numerosi studi internazionali hanno confermato la presenza di calore in eccesso (excess heat) e la produzione di elio o trasmutazioni elementari non attribuibili a reazioni chimiche, il tutto senza emissioni di raggi gamma o scorie radioattive. Sebbene manchi ancora un modello teorico universalmente accettato per spiegare il superamento della repulsione tra nuclei a basse temperature, l'approccio delle istituzioni è radicalmente cambiato.
Negli Stati Uniti, agenzie governative come la DARPA, i laboratori della Marina e dell'Esercito e il Dipartimento dell'Energia (tramite il programma ARPA-E) hanno stanziato finanziamenti milionari per valutare il potenziale strategico di questa fonte energetica. Parallelamente ad enti pubblici come l'ENEA in Italia o la NEDO in Giappone, sono nate diverse startup private sostenute da venture capital, nate con l'obiettivo di brevettare i primi generatori commerciali compatti a reazione pulita e distribuita.
Erasmo Venosi
Fisico, già vice presidente della Commissione AIA del Ministero dell’Ambiente, componente del gruppo scientifico Energia e Clima del Parlamento Europeo e consulente di ClientEarth per la Centrale Federico II di Brindisi





