I numeri diffusi dall’Istat mostrano che nel primo semestre 2026 le esportazioni pugliesi sono aumentate del 15,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Solo Basilicata (+29,5%) e Toscana (+23,8%) fanno meglio. dato è ancora più significativo perché l’export italiano complessivamente cresce del 4,5%: la Puglia viaggia quindi a un ritmo più di tre volte superiore alla media nazionale. Anche il quadro meridionale migliora: nel secondo trimestre Sud e Isole registrano una crescita congiunturale delle esportazioni del 6,5%, contro +3,1% del Nord-est e +2,9% del Nord-ovest. Nel semestre il Sud cresce del 3,8% e le Isole dell’8,8%.
Nel secondo trimestre 2026, si stima una crescita per tutte le ripartizioni territoriali, a esclusione del Centro (-1,6%). L’aumento congiunturale è più ampio per il Sud e Isole (+6,5%), relativamente più contenuto per il Nord-est (+3,1%) e il Nord-ovest (+2,9%).
Nel periodo gennaio-giugno, l’export nazionale in valore mostra una crescita sostenuta (+4,5%) e diffusa a livello territoriale: l’aumento delle esportazioni è marcato per il Centro (+11,9%) e per le Isole (+8,8%), di poco inferiore alla media nazionale per il Nord-ovest (+4,3%), più contenuto per il Sud (+3,8%) e il Nord-est (+1,9%).
Nei primi sei mesi dell’anno, le regioni italiane che registrano gli incrementi tendenziali più marcati dell’export in valore sono: Basilicata (+29,5%), Toscana (+23,8%), Puglia (+15,2%) e Sardegna (+11,6%). All’opposto, si segnalano le dinamiche negative di Friuli-Venezia Giulia (-9,6%), Lazio (-6,8%), Valle d’Aosta (-5,7%) e Campania (-4,6%).
Nello stesso periodo, l’aumento delle esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti dalla Toscana spiega per 2,4 punti percentuali la crescita su base annua dell’export nazionale; un ulteriore contributo positivo di 1,2 punti percentuali deriva dalle maggiori vendite di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli, da Veneto e Marche e di articoli farmaceutici,chimico-medicinali e botanici da Toscana e Lombardia. Per contro, la riduzione delle vendite di articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici dalla Toscana, di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Campania e Lazio e di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli, da Friuli-Venezia Giulia e Lazio fornisce un contributo negativo di 1,6 punti percentuali alla variazione dell’export.
Nel primo semestre 2026, i contributi positivi maggiori alla crescita tendenziale dell’export nazionale derivano dall’aumento delle vendite della Toscana verso Svizzera (+434,1%), Cina (+136,4%) e Stati Uniti (+13,7%), del Veneto verso Stati Uniti (+31,0%) e della Lombardia verso Svizzera (+17,0%) e Paesi Bassi (+23,8%). Gli apporti negativi più ampi, invece, provengono dal calo delle vendite del Friuli-Venezia Giulia verso gli Stati Uniti (-67,2%), della Campania verso la Svizzera (-31,3%) e della Toscana verso Turchia (-61,6%) e Spagna (-31,4%).
“Nel secondo trimestre 2026 - spiegano dall’Istat- a esclusione del Centro, l’export registra una dinamica congiunturale positiva diffusa territorialmente e più intensa per il Sud e Isole. Su base annua, l’export torna a crescere per il Nord-est e il Sud e Isole; per il Nord-ovest, la crescita dell’export accelera, per il Centro rallenta. In termini assoluti, Nei primi sei mesi la crescita tendenziale dell’export resta sempre trainata dalle maggiori vendite della Toscana e delle grandi regioni del Nord. In particolare, Toscana e Lombardia forniscono gli impulsi positivi maggiori. All’opposto, Lazio e Friuli-Venezia Giulia forniscono i contributi negativi più ampi”.
Numeri molto positivi, dunque, per l’economia del Sud ma che indicano anche la tanta strada ancora da percorrere. Un Mezzogiorno che si sta differenziando al proprio interno, cercando di capire quali specializzazioni produttive stiano separando le regioni che accelerano da quelle che perdono terreno. Il dato che emerge oggi, però, è abbastanza chiaro: non è più soltanto il territorio dei ritardi da recuperare. Puglia e Basilicata mostrano che esistono pezzi del Sud capaci di correre più della media nazionale. Il problema è capire quanto questa crescita riesca a trasformarsi in produttività, salari e benessere diffuso. Energia e costo del denaro restano due grossi freni. Ed è proprio qui che si giocherà buona parte della capacità del Sud di rendere strutturali questi risultati.





