
In Parlamento accelera sulla legge delega per il ritorno all’energia nucleare ma continua a non fare chiarezza sul suo più grande e irrisolto scheletro nell’armadio energetico: l’individuazione del deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi. Mentre si pianifica la costruzione dei reattori del futuro, che comunque non sarebbero pronti prima di quattro lustri, da quasi quarant’anni lo Stato non è in grado di stabilire dove mettere le scorie ereditate dal passato, ovvero quelle prodotte prima del referendum del 1987 che decretò lo stop alle centrali.
Ad oggi i rifiuti di media e bassa intensità, insieme a quelli ad alta derivanti dallo smantellamento (decommissioning) dei vecchi impianti, sono stipati in decine di depositi temporanei sparsi per il Paese e all’estero.
Una soluzione precaria, costosa e non più sostenib…



