Il Governo ha fatto la cresta sui Giochi del Mediterraneo di Taranto
È bastato che il commissario risparmiasse 8,5 milioni su 275 perché Giorgetti decidesse di tagliarli e riportarli a Roma. Un doppiopesismo stridente se confrontato con le Olimpiadi Milano-Cortina
Nella città vittima per eccellenza dell’interesse nazionale, il risparmio ed il corretto uso delle risorse rischiano di essere una colpa. La gestione commissariale dei Giochi del Mediterraneo, la kermesse sportiva che questa estate richiamerà in riva allo Ionio centinaia di atleti, è riuscita “colpevolmente” a spendere 8,5 milioni di euro in meno dei 275 previsti per impianti nuovi e le ristrutturazioni.
Un risultato a cui si è giunti tagliando i costi del comitato per 4,5 milioni e ottenendo buoni ribassi nelle gare per le opere per ulteriori 4 (nonostante l’aumento dei prezzi dei materiali edili).
Soldi che erano stati quindi destinati per realizzare il pattinodromo e per migliorare i collegamenti tra la base navale (dove verranno ospitati atleti e volontari) e gli impianti sportivi. Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, però, quei soldi devono restare a Roma e non ha autorizzato il via libera al terzo masterplan. Una scelta avvenuta già in sede di Legge di Bilancio ma comunicata al territorio solo negli scorsi giorni. Una punizione, dunque, per essere riusciti a recuperare in tempi record i ritardi e per avere oggi l’ardire di arrivare all’inizio dei Giochi raggiungendo gli obiettivi nei tempi previsti.
Eppure quello del ministro è difficile non interpretarlo come un harakiri politico. La riuscita di questo evento è anche quello del centrodestra che ha commissariato il comitato organizzatore e l’ha messo in mano a Massimo Ferrarese, imprenditore ed ex presidente della provincia di Brindisi.
In attesa che a Roma qualcuno si renda conto dell’abbaglio è inevitabile fare un parallelo con quanto accaduto in tutt’altra area del Paese solo qualche mese fa. In quel caso si prevedeva di spedare al massimo 1,3 miliardi di euro ma si sono superati i 5. Senza che ciò destasse scandalo, senza revisione dei progetti. Si tratta delle Olimpiadi invernali di Milano - Cortina. Un buco nero nelle casse dello Stato con alcuni lavori che saranno ultimati solo nel 2030, oltre quattro anni dopo l’evento.
Interventi infrastrutturali che non servono direttamente allo svolgimento delle gare o all’alloggio degli atleti ma che sono stati comunque inseriti nei finanziamenti olimpici sfruttando le procedure accelerate, i poteri commissariali e le deroghe per i cantieri.
Un rapporto di Libera e altre analisi indipendenti già prima dei Giochi avevano evidenziato come oltre la metà non sarebbero stati pronti per la cerimonia d’apertura.
Oggi che a Taranto viene fatta pesare l’oculatezza e la velocità nella realizzazione delle opere, tutte pertinenti con l’evento, è forse giusto ricordare almeno alcuni di questi progetti che nulla avevano a che fare con le olimpiadi invernali e che hanno contribuito a fare esplodere il conto pagato, si ricorda, da tutti i cittadini italiani:
Varianti stradali e circonvallazioni distanti: Interventi sulla viabilità in province o comuni che non ospitano alcuna disciplina olimpica, come la variante di Vercurago (nella provincia di Lecco), o le varianti di Trescore Balneario ed Entratico (in provincia di Bergamo). Opere utili ai territori per il traffico locale, ma strutturalmente estranee alla logistica degli atleti o degli spettatori delle Olimpiadi invernali.
La Tangenziale di Bormio (Piana dell’Alute): Un progetto da circa 7 milioni di euro per 800 metri di strada asfaltata che avrebbe dovuto tagliare una piana agricola identitaria. Fortemente contestata dalla popolazione locale e da ricorsi al TAR, l’opera è stata giudicata totalmente inutile per lo svolgimento delle gare di sci ed è stata infine stralciata dal pacchetto dopo le dure proteste dei comitati.
Alcuni investimenti su funivie e cabinovie sono stati criticati perché configurati come interventi per i Giochi, ma in realtà diretti a potenziare i caroselli sciistici commerciali post-olimpici:
La cabinovia Apollonio-Socrepes (Cortina): Un impianto dal costo di decine di milioni di euro, aspramente contestato dagli ambientalisti (anche a causa di cedimenti del terreno che hanno temporaneamente fermato i cantieri). L’opera è stata definita un’infrastruttura puramente turistica e non necessaria per le competizioni invernali sulle Tofane.
I collegamenti inter-vallivi tardivi: Diversi impianti di risalita e parcheggi (come il parcheggio interrato in località Bondi a Livigno) con date di consegna strutturalmente successive alla fine dei Giochi, a dimostrazione del fatto che la loro utilità fosse slegata dall’evento sportivo in sé.
Il tutto senza dimenticare gli interventi di rigenerazione urbana come quella dell’ex-panificio di Cortina e di altri immobili della zona, con riqualificazione edilizia di strutture storiche o dismesse nei centri urbani. Ne ha beneficiato, ovviamente, l’economia locale ma la riconversione non ha avuto alcun ruolo funzionale nei giorni delle competizioni, rientrando piuttosto in piani di investimento immobiliare locale a lungo termine.
Ci fermiamo qui. Ovviamente le Olimpiadi invernali e i Giochi del Mediterraneo sono due eventi di dimensioni e impatto economico diversi, non confrontabili nei valori assoluti, anche se non tutti sanno che i secondi ospitano un numero maggiore di atleti. Con le dovute proporzioni, però, balza all’occhio il solito doppiopesismo territoriale che accomuna storicamente la spesa pubblica italiana. E soprattutto un cattivo e pericolosissimo insegnamento: non risparmiare mai e non anteporre l’interesse pubblico a tutto. Non conviene. Da Roma in giù non ti verrà perdonato.






