Il bluff del PNRR: così lo Stato ha condannato il Sud al ritardo
Il 43% delle risorse sulla carta non serve a nulla se gli enti non hanno ingegneri. I progetti trasferiti sul Fondo di Coesione sono la prova di una resa. Cosa dicono i dati della Corte dei Conti
Limitata capacità amministrativa e tecnica, uffici tecnici sottodimensionati, elevato turnover del personale e forte dipendenza da supporti esterni per la gestione dei progetti. Sono questi i principali motivi, secondo la Corte dei Conti, per il quale le regioni del Mezzogiorno sono più in ritardo nell’attuazione del Pnrr. I timori di tanti economisti espressi già alle origini del Piano, nel lontano 2021, sono diventati realtà.
Poco o nulla è stato fatto per superare i limiti strutturali ai quali lo Stato ha relegato le amministrazioni meridionali. Il risultato è che il più grande piano di investimenti dal dopoguerra, nato per ridurre le disparità economiche territoriali dopo il Covid, oggi è la migliore fotografia di quelle distanze che voleva annullare. Nell’ultima relazione diffusa in settimana dai giudici contabili, si legge chiaramente che nonostante al Sud siano destinate il 43% delle risorse totali, molte regioni faticano a “mettere a terra” progetti che, si ricorda, vanno rigorosamente conclusi e rendiconti entro quest’anno. Regioni come la Valle d’Aosta (65%), la Lombardia (57%) e il Piemonte (55%) hanno già concluso oltre la metà dei cantieri attivati. Non raggiungono il 40% tutte le regioni del Mezzogiorno, con Sicilia (22,4%) e Puglia (29,6%) che segnano il dato peggiore.
Al Sud la maggior parte degli interventi risulta ancora in fase di esecuzione lavori, mentre nel Centro-Nord si è quasi ovunque nella fase di collaudo e chiusura
Nel complesso, mentre il sistema nazionale assicura il raggiungimento formale degli obiettivi europei, la “messa a terra” concreta degli investimenti procede con velocità molto diverse, rischiando di non colmare, ma neanche attenuare, i divari infrastrutturali storici del Paese. Le distanze sono ancora più marcate per quanto riguarda l’effettiva erogazione dei pagamenti rispetto al costo totale dei progetti:
Centro-Nord: Evidenzia una maggiore capacità di avanzamento finanziario, con medie superiori al 50% in Veneto (54,5%), Friuli-Venezia Giulia (53,3%) e Trentino-Alto Adige (52,9%).
Mezzogiorno: Registra dinamiche molto più lente. Non raggiungono il 40% dei pagamenti la Calabria (29%), la Campania (30,7%) e la Sicilia (32,1%).
Le differenze territoriali si riflettono in ambiti specifici:
Opere Pubbliche: Le migliori performance si registrano al Nord (Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna), mentre i ritardi più marcati nelle fasi di progettazione e affidamento si concentrano al Sud (Campania, Calabria, Sicilia) e nel Lazio.
Rigenerazione Urbana: Nel Mezzogiorno i pagamenti restano sotto il 50% degli impegni, contro valori superiori al 60-65% nel Centro-Nord.
Missione Salute (M6): Si osserva un “elevato gradiente Nord-Sud” nella digitalizzazione, con il Nord al 74% di performance rispetto al 57% del Meridione.
Efficienza finanziaria (Pagamenti vs Impegni)
Il Sud fatica a trasformare le obbligazioni giuridiche (impegni) in spesa effettiva (pagamenti):
Rigenerazione Urbana: Nel Mezzogiorno i pagamenti restano sotto il 50% degli impegni assunti, mentre nel Centro-Nord superano costantemente la soglia del 60-65%.
Settore Salute (Missione 6): Il Nord ha erogato l’82,6% delle risorse relative agli impegni assunti, mentre il Mezzogiorno si ferma al 63,2%, accumulando residui di spesa molto più consistenti.
Un dato particolarmente critico riguarda, inoltre, l’innovazione tecnologica nel settore sanitario (Misura M6C2).
Le regioni del Nord registrano una performance di attuazione del 74%, il Centro il 70,8%, mentre il Meridione scende sensibilmente al 57%.
Male anche nella gestione dei rifiuti (M2C1): in Sicilia, Marche, Calabria e Sardegna la spesa effettiva per i nuovi impianti di gestione rimane al di sotto del 30% del costo complessivo.
…e le opere costano di più
I dati mostrano che il Piano l’effetto positivo di oltre il 40% di risorse destinato al Sud svanisce anche a causa dei maggiori costi delle opere, legati anche ai ritardi nel loro completamento.
Le regioni con il costo dei progetti pro capite più elevato sono quasi tutte del Mezzogiorno: Molise (2.047 euro), Calabria (1.434 euro) e Puglia (1.388 euro)
Di contro, quella con il valore più basso è la Lombardia (720 euro), che però è tra le più veloci a concludere i progetti (57% già chiusi)
Lo spostamento dal Piano al Fondo di Sviluppo e Coesione
Non è un particolare trascurabile il fatto che questa lentezza si registri nonostante la realizzazione di alcune opere siano state spostate dal Pnrr al Fondo di Sviluppo e Coesione e altri fondi nazionali. Una scelta non formale ma sostanziale: si tratta di progetti che non si sarebbe riusciti a concludere e contabilizzare entro il 2026. Molti di essi riguardano principalmente la tutela del territorio e l’innovazione tecnologica e sono previsti al Sud:
Misure contro il dissesto idrogeologico: Si tratta dello spostamento più consistente. Nel periodo 2023-2025, sono stati de-finanziati dal PNRR oltre 6 miliardi di euro di interventi relativi alla gestione del rischio di alluvione e alla riduzione del rischio idrogeologico (in particolare l’investimento M2C4-2.2, integralmente stralciato dal Piano), riallocandoli su fondi FSC ed extra PNRR.
Riduzione della misura M2C4-2.1a: Sempre nell’ambito della tutela del territorio, questa misura è stata ridotta di circa 900 milioni di euro con la revisione del 2025, prevedendo la contestuale riallocazione delle risorse su strumenti alternativi per garantire la prosecuzione degli interventi non compatibili con le scadenze europee.
Testing and Experimentation Facilities (TEF): Specifici progetti afferenti a queste strutture di prova e sperimentazione per l’intelligenza artificiale (come “AgriFoodTEF” e “AI-MATTERS”) non sono più finanziabili con risorse PNRR a seguito della decisione del Consiglio del 17 giugno 2025 e vengono gestiti attraverso la riprogrammazione finanziaria interna al FSC.
Interventi specifici in Calabria: Le fonti menzionano lo stanziamento di 440 milioni di euro a valere sul FSC specificamente destinato alla mitigazione del rischio idrogeologico nella regione Calabria per il periodo 2023-2026.
“Agli interventi fuoriusciti continuano comunque ad applicarsi le misure di semplificazione previste per il PNRR in materia di contratti pubblici”, ricorda la Corte dei Conti. Resta però il dato: nonostante la “dieta dimagrante” voluta dal governo, il collo di bottiglia è continuato a rimanere troppo stretto.
Perché se non si affronta il tema della differente spesa pubblica strutturale tra le amministrazioni del Nord e del Sud non si potrà mai parlare seriamente di riduzione dei divari.






