Giochi del Mediterraneo, i numeri smentiscono i teoremi dello spreco: da Taranto 2026 un nuovo modello per i grandi eventi sportivi
La Corte dei Conti promuove non solo l'efficienza nella spesa ma anche alcune scelte strategiche. È un passo avanti importante rispetto agli errori commessi con le Olimpiadi Milano-Cortina
A poco più di un mese dal giorno in cui le polemiche lasceranno spazio agli atleti, si possono già trarre alcune conclusioni su come si sia gestita la partita dei Giochi del Mediterraneo di Taranto. Mentre c’è chi sta provando a catalogare l’evento tra le cose che non bisognava realizzare al Sud (perché gli investimenti da Roma in giù devono essere raccontati come sprechi, altrimenti come giustifichi la disparità strutturale nello stanziamento delle risorse?) i numeri raccontano tutt’altro. A metterli in fila non sono i comunicati stampa del comitato ma gli ultimi referti della Corte dei Conti. Chi si aspettava la solita palude burocratica dovrà ricredersi. Certo, la partenza era stata col freno a mano tirato, tra scartoffie incrociate e competenze frammentate. Le ultime delibere, però, fotografano una realtà fatta di efficienza, trasparenza e una buona dose di pragmatismo. Le forti preoccupazioni iniziali circa la sostenibilità dei cronoprogrammi lasciano, dunque, spazio a valutazioni più positive che tengono a distanza lo spettro degli sprechi.
Ne emerge la radiografia dettagliata di una radicale pulizia nei cassetti della burocrazia guidata dalla struttura commissariale, capace di trasformare potenziali dispersioni di denaro pubblico in risparmi certificati. L’assenza ad oggi di extra costi che sforino i conti iniziali è un importante fiore all’occhiello per Massimo Ferrarese. «Il Masterplan presentato dalla nostra struttura commissariale nella primavera del 2024 prevedeva un investimento complessivo di 275 milioni di euro stanziati dal Governo Meloni ed oggi tutti gli impianti previsti vengono realizzati con gli stessi 275 milioni, senza alcun aumento del costo complessivo», ha recentemente ricordato il commissario straordinario per i Giochi del Mediterraneo di Taranto. «Con quelle stesse risorse, inoltre, non solo sono stati assorbiti circa 14 milioni di euro di aumento dei costi dei materiali da costruzione, ma sono state realizzate numerose migliorie, attraverso perizie di variante finanziate con le economie della gestione commissariale. Non è stato chiesto un solo euro in più al Governo per gli impianti sportivi», ha sottolineato.
Sempre secondo i dati ufficiali analizzati dal Collegio del controllo concomitante della Corte dei Conti, nella deliberazione n. 23/2026/CCC, il comitato organizzatore opera su un bilancio previsionale che prevede entrate complessive aggiornate ad aprile per un ammontare di 100.445.001 euro, a fronte di un totale di costi stimati (comprensivo di una quota di contingency del 3%) pari a 100.388.872,75 euro. Le spese correnti effettivamente già sostenute e liquidate dal Comitato fino alla data del 4 maggio si attestavano precisamente a quota 7.548.056,22 euro.
Al fine di escludere sprechi strutturali e vigilare sul corretto utilizzo del denaro pubblico, la magistratura contabile ha esaminato i criteri amministrativi di assegnazione delle risorse per i contratti operativi, mettendo formalmente a verbale una valutazione favorevole e certificando che le procedure applicate dal comitato organizzatore risultano esplicitamente “improntate alla massima tutela delle risorse pubbliche, mediante: richieste di più preventivi, attuando il principio di rotazione; valutazione comparativa delle offerte; affidamento della commessa all'operatore che ha formulato l'offerta economicamente più vantaggiosa”.

Efficienza e contenimento della spesa: il caso del “Villaggio Navale”
Un punto importante che ha evitato spese difficilmente sostenibili riguarda la drastica revisione della strategia logistica per l’accoglienza degli atleti. Originariamente, il piano prevedeva la costruzione di un impianto a terra destinato a ospitare il Villaggio Mediterraneo, un’infrastruttura complessa che avrebbe comportato enormi costi di edificazione e il rischio concreto di lasciare sul territorio “cattedrali nel deserto” non riutilizzabili.
Come documentato nella Deliberazione n. 23/2026/CCC, dopo che la prima procedura di gara aperta era andata deserta a causa della rigidità del mercato, il comitato ha optato per una soluzione radicalmente alternativa: il servizio di noleggio di navi da crociera.
Attraverso l’attivazione di una committenza ausiliaria con Sport e Salute S.p.a., e l’avvio di una procedura negoziata senza pubblicazione di bando (ai sensi dell’art. 76 del d.lgs. 36/2023), i giudici hanno certificato che la formula dell’ospitalità galleggiante garantisce un importante contenimento dei costi complessivi dell’evento. L’efficienza si traduce qui in flessibilità: la spesa viene circoscritta al periodo di utilizzo effettivo, azzerando i costi di manutenzione post-evento a carico degli enti locali. Quello che con un pizzico di superficialità qualcuno ha annoverato nel campo degli sprechi, dunque, dai magistrati contabili viene invece indicato come una opportunità di risparmio. Anzi, come uno dei tratti distintivi di buona amministrazione legati a questo grande evento e che taglia nettamente rispetto al passato, quando proprio sull’organizzazione dell’accoglienza si sono registrati gli sprechi maggiori.
Al momento del secondo monitoraggio della Corte dei Conti, le spese correnti già sostenute direttamente dal comitato ammontavano a poco più di 3 milioni di euro. I magistrati contabili hanno espressamente messo a verbale che tali procedure iniziali sono state “improntate alla massima tutela delle risorse pubbliche”.

Cronometri e Tv: come sono stati evitati i “trucchetti” sui prezzi
C’è poi la voce di spesa che storicamente fa tremare i polsi a chi organizza i grandi eventi: i servizi digitali. Parliamo di broadcasting televisivo, sistemi di time scoring per i millesimi di secondo nelle gare e controlli antidoping. Di solito, se ti riduci all’ultimo mese, i fornitori privati sparano cifre astronomiche. A Taranto l’ostacolo è stato aggirato agganciandosi direttamente ai partner commerciali consolidati del Comitato Internazionale dei Giochi (CIJM), modificando l’accordo originario del 2019. E per evitare brutte sorprese o speculazioni dell’ultimo minuto sui prezzi tecnologici, il comitato ha fatto fare un controllo al millesimo a Sport e Salute S.p.a. Risultato? L’advisor pubblico ha messo nero su bianco che i prezzi chiesti dai fornitori sono in linea con la media europea. I giudici contabili hanno controllato e hanno dato il via libera.
I vincoli di ferro per blindare i soldi pubblici dai venti di guerra
Il vero colpo di genio contabile, però, riguarda la prevenzione dei rischi esterni. Con lo scenario internazionale perennemente in bilico a causa dei conflitti globali, la Corte dei Conti ha chiesto chiaramente: “Che succede se la situazione geopolitica precipita?”. La risposta è stata una vera e propria blindatura dei contratti. In tutti gli accordi con i grandi fornitori di servizi è stata inserita una clausola di salvaguardia durissima: se le guerre in corso dovessero compromettere la sicurezza o la sostenibilità economica dei Giochi, il Comitato può strappare i contratti da un giorno all’altro senza dover pagare un solo euro di penale, indennizzo o rimborso spese alle aziende. Si paga solo il lavoro fatto fino a quel momento. Soldi pubblici protetti al 100%.
Le zone d’ombra: ricavi potenziali e “buchi” da evitare
Se sul fronte delle spese e degli appalti la Corte dei Conti certifica l’efficienza ed esclude gli sprechi. Il semaforo resta invece giallo sul lato delle entrate future. Nel piano economico generale dell’evento sono iscritte voci di entrata significative sotto la dicitura “altri contributi” e “contributi della Regione e di aziende regionali”.
I chiarimenti forniti dal Direttore Generale del Comitato hanno svelato che una parte di queste coperture finanziarie non è ancora consolidata:
Gli “altri contributi” sono al momento semplici fonti di finanziamento potenziali, legate all’esito di bandi europei ancora aperti (come il programma Erasmus + Sport).
I “contributi regionali” non consistono in liquidità monetaria versata sul conto della manifestazione, bensì in ipotesi di ricavo in servizi (supporto logistico, trasporti, prestazioni sanitarie) che potranno essere valorizzate contabilmente solo in sede di consuntivo finale.
Per questa ragione, è stata formulata una severa raccomandazione: il Comitato dovrà monitorare costantemente l’evoluzione di queste poste attive ed effettuare “valutazioni concrete per evitare scoperture nell’attuazione dei servizi”, impedendo che la mancata monetizzazione di queste entrate si trasformi, ex post, in un debito fuori bilancio per lo Stato.
In definitiva, i due referti restituiscono l’immagine di un evento sportivo che ha superato la fase delle incertezze. Gli sprechi sono stati evitati grazie alla cancellazione delle opere superflue a terra e al controllo centralizzato dei prezzi sui servizi tecnologici. L’efficienza gestionale è garantita da procedure di gara presidiate da partner pubblici istituzionali e da un monitoraggio stringente.
La sfida finale, nelle settimane che separano Taranto dall’inaugurazione dei Giochi, non risiede più nel tagliare i costi, ma nel trasformare le promesse di finanziamento in flussi di cassa reali e definitivi.
Modelli di spesa a confronto: l’approccio ortodosso di Taranto e la complessità logistica di Milano-Cortina
L’analisi dei dati economici dei XX Giochi del Mediterraneo offre un’opportunità di riflessione macroeconomica sul modo in cui l’Italia pianifica, gestisce e finanzia i grandi eventi sportivi nel medesimo arco temporale. Esaminando le risultanze contabili della Corte dei Conti emerge con chiarezza come la manifestazione di Taranto e le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina rappresentino due modelli di gestione della spesa pubblica diametralmente opposti, determinati sia dalla differente scala degli investimenti, sia dall’approccio metodologico alla progettazione infrastrutturale.
Mentre la macchina olimpica del Nord si è trovata a operare in un contesto di forte espansione dei budget, dove la complessità dei cantieri alpini (come la pista da bob di Cortina o le grandi varianti viarie di collegamento) ha risentito pesantemente del rincaro globale delle materie prime, rendendo necessari continui aggiornamenti dei quadri economici e successivi rifinanziamenti statali, Taranto ha seguito una traiettoria improntata al rispetto quasi maniacale dei conti e alla flessibilità logistica.
Il parallelo tra le due manifestazioni evidenzia dinamiche finanziarie profondamente distinte, a cominciare dalla gestione delle varianti e dei ribassi. Prendiamo i cantieri. Mentre Milano-Cortina si è scontrata con l'esplosione dei costi delle materie prime, che ha costretto il Governo a continui rifinanziamenti per salvare opere complesse come la pista da bob di Cortina, a Taranto la struttura commissariale si è mossa al millimetro. Nonostante l'inflazione sui materiali edili, la gestione Ferrarese è riuscita a grattare via 8,5 milioni di euro dal budget iniziale di 275 milioni, blindando i costi di funzionamento e capitalizzando i ribassi d'asta. Al contrario, il cluster olimpico ha dovuto gestire una costante revisione al rialzo dei costi di realizzazione delle opere complesse, dove i ribassi d’asta sono stati spesso assorbiti o annullati dai rincari dei preventivi operativi e dalle perizie suppletive necessarie a garantire il rispetto dei rigidi standard del CIO.
C’è poi la contrapposizione tra cattedrali nel deserto e una legacy sostenibile.
Lassù sulle Alpi, la mappa frammentata dell'evento ha imposto la costruzione di veri e propri quartieri a terra, con tutti i nodi legati alla loro riconversione futura. Sullo Ionio, invece, si è preferito evitare il rischio di inaugurare le solite cattedrali nel deserto. Come già scritto, un'ospitalità galleggiante che si paga solo per i giorni dell'evento, azzerando i costi di manutenzione successivi per gli enti locali, non è un particolare di poco conto.
Anche la caccia agli sponsor racconta due storie diverse. Milano-Cortina gioca sul velluto, potendo contare su colossi internazionali pronti a coprire intere aree operative a suon di milioni. Taranto ha dovuto fare di necessità virtù. Quando le aziende di trasporto locali si sono sfilate per motivi economici, il gap è stato colmato trattando direttamente con Stellantis e Busitalia. Niente fiumi di denaro, ma accordi Value in Kind: flotte di veicoli e servizi in cambio di visibilità. Il piano trasporti è salvo, e le casse pubbliche pure.
Il confronto dimostra che l’eccezionalità di un grande evento sportivo può essere declinata secondo due filosofie economiche distinte. Da un lato il modello olimpico accetta intrinsecamente il rischio della flessibilità del budget pur di garantire la realizzazione di opere ingegneristiche permanenti e di altissimo profilo strutturale in territori montani e metropolitani complessi. Dall’altro, il “modello Taranto” dimostra che, anche in un contesto di risorse limitate e di tempi strettissimi, il rigore procedimentale, nonché la capacità di rinunciare a opere permanenti non essenziali a favore di soluzioni logistiche reversibili, consentono di traghettare una kermesse internazionale verso il traguardo mantenendo i conti in perfetto equilibrio.







