Il governo questa volta sembra intenzionato a non procedere per decreto pur di tenere aperta l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Fa notizia il rispetto della decisione della Corte d’Appello di Milano con la quale intima lo stop alla produzione, entro 90 giorni, di quello che era il più grande impianto siderurgico d’Europa. Il perché è facile da spiegare: non ci si può impegnare con centinaia di milioni di euro per smantellare l’amianto e abbattere le emissioni di polveri sottili. Quella che doveva essere una operazione verità da realizzare già nell’estate del 2012, quando intervenne la prima ordinanza di sequestro degli impianti firmata dal gip Patrizia Todisco, sta avvenendo gioco forza in questi giorni a seguito di un ricorso presentato dall’associazione Genitori Tarantini.
La retorica del privato salvifico: da Riva ad ArcelorMittal e, forse, a Jindal
Il Paese ha perso quattordici anni di nuova programmazione economica e industriale, rincorrendo il miracolo che di colpo avrebbe r…




