Il Punto Meridiano - di Gianluca Coviello

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Ex Ilva, quattordici anni persi tra bugie, ricerca del messia e un finto liberismo di Stato

Lo stop all'area a caldo chiude un'epoca di colonizzazione e ritardi. Ora una strategia industriale non è più rinviabile. Taranto merita di rinascere oltre la retorica del turismo

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Gianluca Coviello
lug 30, 2026
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Il governo questa volta sembra intenzionato a non procedere per decreto pur di tenere aperta l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Fa notizia il rispetto della decisione della Corte d’Appello di Milano con la quale intima lo stop alla produzione, entro 90 giorni, di quello che era il più grande impianto siderurgico d’Europa. Il perché è facile da spiegare: non ci si può impegnare con centinaia di milioni di euro per smantellare l’amianto e abbattere le emissioni di polveri sottili. Quella che doveva essere una operazione verità da realizzare già nell’estate del 2012, quando intervenne la prima ordinanza di sequestro degli impianti firmata dal gip Patrizia Todisco, sta avvenendo gioco forza in questi giorni a seguito di un ricorso presentato dall’associazione Genitori Tarantini.

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